27 Apr ESG nelle PMI: il problema non è farlo, è farlo bene
Spesso sono chiamato nelle aziende per “fare il report ESG” e nella voce e nell’espressione dell’imprenditore scorgo una certa riluttanza e diffidenza. È appunto l’ennesima “cosa da fare”, punto.
Il mio primo sforzo è far comprendere quanto l’azienda può risparmiare e guadagnare non tanto dal report in sé, ma dall’attività di analisi manageriale che sta a monte del report.
Il report è un “bilancio”, e come tutti i bilanci è un documento “finale” che rappresenta un periodo precedente; è a monte del periodo precedente che l’imprenditore e la sua squadra decidono obiettivi, strategie, investimenti, lanci di nuovi prodotti e servizi, assunzioni, formazione, ecc.
L’imprenditore, se adeguatamente accompagnato, scoprirà durante l’avvio del percorso di sostenibilità che invece di spendere, avrà benefici a livello di conto economico, di produttività, di reputazione e di attrattività.
Quando l’ESG diventa un esercizio di stile
Oggi è pieno di modelli, schemi, fogli di Excel e software on line che ci promettono cose meravigliose e fatte in poco tempo e con poca spesa.
Il comportamento improduttivo di benefici è il “copia e incolla”, il compilare un documento con atteggiamento burocratico. Non nascondo che le parole inserite saranno giuste (ESG, Scope 1 e 2, gender gap, pari opportunità e via discorrendo), la struttura impeccabile (c’è uno standard volontario da cui attingere), ma domandiamoci:
- quali saranno gli impatti operativi?
- Quale risposte diamo alle banche e che dialogo impostiamo con loro?
È come appendere un quadro alla parete e dire: “Ecco, abbiamo fatto sostenibilità.” E quindi non serve.
Il vero punto di partenza non è un documento
Un’azienda che sto attualmente seguendo opera nel settore agroalimentare.
Qui l’ESG non è un file da compilare, perché il loro lavoro e i loro prodotti finiscono sugli scaffali dei supermercati e nelle case degli italiani.
E allora abbiamo iniziato a discutere:
- di come si produce,
- di chi e come consuma,
- di come si lavora,
- e di come si gestiscono le persone.
È lì che il percorso ha iniziato a prendere forma. Anche facendo formazione e sensibilizzazione ai principali responsabili.
È in quel momento che l’azienda e le persone hanno scoperto che già facevano sostenibilità.
L’ESG c’è già, ma nessuno lo vede
La cosa sorprendente è che molte aziende fanno già ESG senza saperlo.
Lo fanno quando organizzano la produzione in modo efficiente e riducono gli sprechi. Lo fanno quando gestiscono bene la filiera. Lo fanno riducendo il costo del packaging o utilizzano materiali riciclati. Lo fanno quando migliorano le componenti del prodotto (o i processi di coltivazione).
Solo che nessuno lo misura. Nessuno lo organizza. Nessuno lo racconta.
E ciò che non è misurato, agli occhi degli stakeholder non esiste.
I temi veri emergono solo entrando in azienda
Quando inizi a entrare verticalmente nei processi allora inizi a scoprire:
- quanta acqua consumiamo davvero?
- quanta energia serve per tenere in piedi la produzione?
- come funzionano i turni?
- cosa succede se manca una persona chiave?
Sono temi che vanno affrontati non perché si deve compilare un documento, ma perché si dovrebbe voler migliorare e far crescere la propria azienda.
Il nodo più delicato: le persone
C’è un punto che molti evitano, perché implica molto sforzo e la comprensione di un mondo che è cambiato sia per le nuove che per le vecchie generazioni: la gestione della forza lavoro.
In tante PMI trovo:
- attività manuali;
- lavoratori stranieri;
- comunicazioni rapide, spesso verbali;
- retribuzioni troppo basse per i lavoratori e costi aziendali troppo alti per le aziende (e nessuno dei due ne ha la colpa)
di conseguenza, iniziamo capire:
- le persone lavorano in sicurezza?
- hanno capito cosa devono fare?
- la comunicazione funziona davvero?
- Applichiamo del welfare?
Questa è buona gestione aziendale e allo stesso tempo sostenibilità.
E poi arrivano le banche
Oggi l’ESG nelle PMI ha un acceleratore molto concreto: le banche.
Gli indicatori sono diventati parte del merito creditizio, anche se alcune procedure bancarie non sono ancora pienamente operative. Le domande aumenteranno e saranno sempre più specifiche.
Ma — ed è importante — dovrà essere l’azienda a fornire dei piani industriali che tengano conto anche dei rischi ambientali, sociali e finanziari. E la capacità della Governance aziendale dimostrerà alla banca quanto è credibile l’azienda nel perseguire i propri piani.
Le banche non cercano aziende perfette, ma cercano aziende che:
- conoscono i propri numeri;
- sanno spiegare come lavorano;
- hanno un minimo di struttura.
Ecco allora che il report smette di essere un obbligo e diventa uno strumento strategico.
Conclusione
La domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi prima di iniziare un percorso ESG è: “Se domani una banca mi chiede come gestisco i miei clienti, la mia filiera, le risorse e le persone, so rispondere?”
Se la risposta è no, il lavoro da fare è chiaro. E non parte dal report.
Nel prossimo articolo
Nel prossimo articolo entreremo nel pratico:
- come costruire una baseline reale;
- come coinvolgere le persone senza complicare la vita a nessuno;
- come arrivare a una materialità che serve davvero;
- come scrivere un report che rappresenti l’azienda, non un modello.