ESG nelle PMI: il problema non è farlo, è farlo bene

ESG nelle PMI: il problema non è farlo, è farlo bene

Spesso sono chiamato nelle aziende per “fare il report ESG” e nella voce e nell’espressione dell’imprenditore scorgo una certa riluttanza e diffidenza. È appunto l’ennesima “cosa da fare”, punto.

Il mio primo sforzo è far comprendere quanto l’azienda può risparmiare e guadagnare non tanto dal report in sé, ma dall’attività di analisi manageriale che sta a monte del report.

Il report è un “bilancio”, e come tutti i bilanci è un documento “finale” che rappresenta un periodo precedente; è a monte del periodo precedente che l’imprenditore e la sua squadra decidono obiettivi, strategie, investimenti, lanci di nuovi prodotti e servizi, assunzioni, formazione, ecc.

L’imprenditore, se adeguatamente accompagnato, scoprirà durante l’avvio del percorso di sostenibilità che invece di spendere, avrà benefici a livello di conto economico, di produttività, di reputazione e di attrattività.

Quando l’ESG diventa un esercizio di stile

Oggi è pieno di modelli, schemi, fogli di Excel e software on line che ci promettono cose meravigliose e fatte in poco tempo e con poca spesa.

Il comportamento improduttivo di benefici è il “copia e incolla”, il compilare un documento con atteggiamento burocratico. Non nascondo che le parole inserite saranno giuste (ESG, Scope 1 e 2, gender gap, pari opportunità e via discorrendo), la struttura impeccabile (c’è uno standard volontario da cui attingere), ma domandiamoci:

  • quali saranno gli impatti operativi?
  • Quale risposte diamo alle banche e che dialogo impostiamo con loro?

È come appendere un quadro alla parete e dire: “Ecco, abbiamo fatto sostenibilità.” E quindi non serve.

Il vero punto di partenza non è un documento

Un’azienda che sto attualmente seguendo opera nel settore agroalimentare.

Qui l’ESG non è un file da compilare, perché il loro lavoro e i loro prodotti finiscono sugli scaffali dei supermercati e nelle case degli italiani.

E allora abbiamo iniziato a discutere:

  • di come si produce,
  • di chi e come consuma,
  • di come si lavora,
  • e di come si gestiscono le persone.

È lì che il percorso ha iniziato a prendere forma. Anche facendo formazione e sensibilizzazione ai principali responsabili.

È in quel momento che l’azienda e le persone hanno scoperto che già facevano sostenibilità.

L’ESG c’è già, ma nessuno lo vede

La cosa sorprendente è che molte aziende fanno già ESG senza saperlo.

Lo fanno quando organizzano la produzione in modo efficiente e riducono gli sprechi. Lo fanno quando gestiscono bene la filiera. Lo fanno riducendo il costo del packaging o utilizzano materiali riciclati. Lo fanno quando migliorano le componenti del prodotto (o i processi di coltivazione).

Solo che nessuno lo misura. Nessuno lo organizza. Nessuno lo racconta.

E ciò che non è misurato, agli occhi degli stakeholder non esiste.

I temi veri emergono solo entrando in azienda

Quando inizi a entrare verticalmente nei processi allora inizi a scoprire:

  • quanta acqua consumiamo davvero?
  • quanta energia serve per tenere in piedi la produzione?
  • come funzionano i turni?
  • cosa succede se manca una persona chiave?

Sono temi che vanno affrontati non perché si deve compilare un documento, ma perché si dovrebbe voler migliorare e far crescere la propria azienda.

Il nodo più delicato: le persone

C’è un punto che molti evitano, perché implica molto sforzo e la comprensione di un mondo che è cambiato sia per le nuove che per le vecchie generazioni: la gestione della forza lavoro.

In tante PMI trovo:

  • attività manuali;
  • lavoratori stranieri;
  • comunicazioni rapide, spesso verbali;
  • retribuzioni troppo basse per i lavoratori e costi aziendali troppo alti per le aziende (e nessuno dei due ne ha la colpa)

di conseguenza, iniziamo capire:

  • le persone lavorano in sicurezza?
  • hanno capito cosa devono fare?
  • la comunicazione funziona davvero?
  • Applichiamo del welfare?

Questa è buona gestione aziendale e allo stesso tempo sostenibilità.

E poi arrivano le banche

Oggi l’ESG nelle PMI ha un acceleratore molto concreto: le banche.

Gli indicatori sono diventati parte del merito creditizio, anche se alcune procedure bancarie non sono ancora pienamente operative. Le domande aumenteranno e saranno sempre più specifiche.

Ma — ed è importante — dovrà essere l’azienda a fornire dei piani industriali che tengano conto anche dei rischi ambientali, sociali e finanziari. E la capacità della Governance aziendale dimostrerà alla banca quanto è credibile l’azienda nel perseguire i propri piani.

Le banche non cercano aziende perfette, ma cercano aziende che:

  • conoscono i propri numeri;
  • sanno spiegare come lavorano;
  • hanno un minimo di struttura.

Ecco allora che il report smette di essere un obbligo e diventa uno strumento strategico.

Conclusione

La domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi prima di iniziare un percorso ESG è: “Se domani una banca mi chiede come gestisco i miei clienti, la mia filiera, le risorse e le persone, so rispondere?”

Se la risposta è no, il lavoro da fare è chiaro. E non parte dal report.

Nel prossimo articolo

Nel prossimo articolo entreremo nel pratico:

  • come costruire una baseline reale;
  • come coinvolgere le persone senza complicare la vita a nessuno;
  • come arrivare a una materialità che serve davvero;
  • come scrivere un report che rappresenti l’azienda, non un modello.

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